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I giardini di Ninfa

Ruderi e rovine aiutano. Sia detto senza nulla togliere all’abilità, al gusto e alla sensibilità estetica ed ecologica delle tre generazioni di donne (nobildonne, per la precisione) della famiglia Caetani che dagli inizi del ‘900 hanno messo le mani sul (e in) giardino.

Ruderi e rovine aiutano. Sia detto senza nulla togliere all’abilità, al gusto e alla sensibilità estetica ed ecologica delle tre generazioni di donne (nobildonne, per la precisione) della famiglia Caetani che dagli inizi del ‘900 hanno messo le mani sul (e in) giardino.
Ada, la prima, ha disboscato in modo selettivo i ruderi sommersi dalla vegetazione, ha piantato i grandi alberi (straordinari, peraltro) che vediamo ancora oggi e ha lavorato sui percorsi d’acqua (altra caratteristica impagabile di Ninfa).
“L’inglese”, Margherita, negli anni ’30 ha introdotto le collezioni rare di meli, di ciliegi da fiore, di rose, mischiandole a piante “cosiddette” normali: noccioli, allori, lauri cerasi.
L’ultima, Leila, ha tentato di attenuare il carattere selvaggio del giardino, privilegiando un disordine solo apparente e governato con mano talmente ferma da poter essere definito comunque ordine.
Certi scorci sono bellissimi, altri meno. Ma non è questo l’importante. O, almeno, non solo questo conta. Se andate a Ninfa anche con occhio da giardiniere, guardate alberi e cespugli e date loro un’età apparente (vi aiuterà la guida, informata ed esperta). Dedurrete che sono stati piantati esemplari giovani, lasciando loro tutto il tempo necessario per diventare dei grandi cespugli o degli alberi imponenti (10, 20, 30 anni e più). Ci si conferma così nell’idea che un giardino lo si fa per il piacere di farlo, anche se saranno solo i nipoti a vederlo nel pieno della sua maturità (ammesso e non concesso che la generazione intermedia non abbia nel frattempo fatto interventi dissennati o potature indiscriminate).

Un’ultima cosa da sapere, sempre dal punto di vista del giardiniere: i giardini di Ninfa sono da anni convertiti al biologico (anzi, al biodinamico), sulla base del principio di lavorare con e non contro la natura. Le piante senza pesticidi scoppiano di salute e altrettanto gli animali, gli insetti e gli uccelli che passano di lì (e vi si stabiliscono). La storia ha un lieto fine: il vincolo paesaggistico - di solito tanto temuto da chi tiene soprattutto d’occhio il profitto - che faceva di Ninfa un’oasi naturalistica super protetta e super regolamentata si è allargato ad ettari ed ettari di terreni circostanti ed è diventato il volano della eco-economia della zona (nel senso dell’ economia eco compatibile).

Oasi di Ninfa Fondazione Roffredo Caetani – 04013 Doganella di Ninfa – Latina tel.0773/ 633935
Apertura il primo sabato e domenica del mese da aprile a ottobre. Inoltre: la 3° domenica di aprile, maggio, giugno, e la 1° domenica di novembre.
Orario: 9-12 e 14.30-18.00. A luglio, agosto e settembre: 9-12 e 15-18.30.
Solo visite guidate. Ingresso 8 euro.