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Il giardiniere avventuroso

Come alcuni altri hobby, il giardinaggio, da svago weekendizio si trasforma e diventa qualcosa di molto simile a una fonte di vita. I giardinieri ritrovano ritmi e tempi legati al sole, alla pioggia, al giorno, alla notte. Parlano tra di loro, consultano libri e riviste, scambiano indifferentemente consigli, semi e talee e poi ciascuno fa quello che sa e quello che può.

Forse sono tra i pochi che dicono “finalmente è arrivato l’inverno” e pensano a lunghi pomeriggi domenicali passati in ozio assoluto, progettando un giardino ideale che, tanto, non sarà mai né perfetto né definitivo.
Per assecondare la propria passione, chi è portato per il giardinaggio legge il leggibile sull’argomento. Ci sono tantissimi libri in circolazione: alcuni scadenti ma con belle foto, altri terribilmente tecnici, altri, ancora senza illustrazioni ma dai contenuti affascinanti.

Oltre all’opera omnia di Ippolito Pizzetti, di Vita Sackville West, di Gertrude Jekyll e di Russell Page, c’è un libretto di grande pregio, edito da Mondadori, ma in ristampa ormai da anni. Lo si riesce a trovare sulle bancarelle e nei remainders, è scritto da un guru del giardinaggio - Christopher Lloyd - e il titolo inglese The adventurous gardener è ben più esplicativo della traduzione italiana Il giardino e le stagioni. Cito: “il miglior giardinaggio è sperimentale ma anche effimero; in ambedue i casi inevitabilmente ci saranno morti lungo la strada... anche se a volte si instaura una specie di complicità tra voi e la natura, una gentile concessione a cui avrete dato una mano.”

E ancora: “se non siete capaci di apprezzare una pianta vista in un giardino altrui solo perché voi non riuscireste a coltivarla, non avrete un grande futuro come giardinieri”, “potate e piantate al momento sbagliato, potrebbe essere l’unica scelta possibile e costituire l’unica alternativa al non far nulla”.

Infine:“è sempre opportuno seguire consigli e opinioni di chi è competente, ma con la pratica saprete decidere in modo personale. Trovo salutare un po’ di scetticismo e di indipendenza mentale.
Farete degli errori, certo, ma imparerete a non dar loro troppo peso.
E questa è una grande liberazione da inibizioni di ogni tipo”.
C’è qualcosa d’altro da aggiungere?