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Lasciate fare

L’Orto Botanico di Milano, quello di Brera per intendersi, è molto spesso criticato perché ci sono pochi fiori, poco ordine, addirittura un cumulo del compost in bella evidenza. E’ disordinato, si sente dire. Può anche darsi che lo sia, ma con ciò? Forse che in un giardino ordinato (quello dove tutto quello che non è stato comperato viene definito erbaccia e strappato) cresce una felce che proviene dalle zone calde del Mediterraneo? Invece la Pteris cretica l’ha fatto.

E’ l’ordine la caratteristica saliente di un bel giardino? E che giardino è quello dove ci si accanisce con il soffiatore per togliere le foglie secche (disidratando mostruosamente il terreno, impoverendo l’humus e buttando al vento tutte le possibilità di molte piante di autodisseminarsi), dove tutto quello che non è stato comperato e messo a dimora scientemente viene definito erbaccia e strappato (o, peggio, eliminato con un diserbante)? Ordinato forse lo è, ma non sarà mai possibile che un seme o una spora si insedi e diventi piantina nello spiraglio tra un muro e una panchetta: per carità, le piante rovinano i muri, c’è il caso anche che le radici li facciano crollare…
Invece la Pteris cretica (*) si è felicemente e autonomamente insediata nell’Orto Botanico e ha l’aria di volerci stare a lungo.
Quanti giardinieri hanno tentato – con alterne fortune - la stessa esperienza con il cappero, seminandolo in una crepa di un muro, incrociando le dita e fantasticando sulle cascate di capperi di Pantelleria (o delle mura semi diroccate del Castello Sforzesco di Milano, di fronte a via Minghetti)?
Così fanno le piante vagabonde: scappano dai loro luoghi d’origine con il favore del vento, di un insetto, di un uccello o dell’uomo stesso (non si pensa mai a quanti semi può portare con sé la suola di una scarpa…). E si fermano dove trovano un terreno adatto per diffondersi e vivere allo stato brado. Anche a Milano – e non solo all’Orto Botanico - sono tantissime le vagabonde (definizione felice di Gilles Clément) che ogni anno sfuggono a cesoie, decespugliatori e diserbanti. Basterebbe andare in giro e guardarsi intorno per scoprire  che nei luoghi cosiddetti incolti della città e dei parchi pubblici sono decine le specie vegetali - alberi e fiori -  di origine esotica che si sono felicemente adattate al nostro clima. Sono buddleje e ailanti, ambedue originari della Cina. E poi fichi, nespoli, papaveri, finocchietti selvatici e verbaschi. Se nessuno taglia i fiori appassiti e interrompe la catena biologica di fiore- frutto - seme- pianta  queste specie colonizzano pietra, asfalto e cemento e, se li si lascia fare, li trasformano in un giardino inaspettato.

(*) Pteris cretica (foto di Elisa Cane)
appartiene alla famiglia delle Pteridaceae, delle felci dalle foglie leggere e alate (pteron in greco significa ala) che si trovano allo stato naturale in Asia orientale, in Africa meridionale, in Brasile, in Australia e nelle zone mediterranee dell’Europa.
La nostra è una sempreverde con foglie pennate (quelle più strette sono le fertili) con una striscia più chiara che corre lungo la nervatura centrale. Raggiunge in 50-70 cm di altezza. Vive bene in posizione ombreggiate, lontano dalla luce diretta del sole e in un clima umido e fresco (effettivamente l’Orto Botanico è un luogo abbastanza ombroso e accogliente: soprattutto perché nessuno strappa una Pteris dalla sede che si è scelta). Il problema è la temperatura: non al di sotto dei 7°. Speriamo in bene.



L’Orto Botanico di Brera è in Via Brera 28 -  infobrera@unimi.it
E’aperto al pubblico da lunedì a venerdì, ore 9-12. Ingresso libero.
Per le visite guidate (con prenotazione obbligatoria) tel. 02 88463337